Questa sera a San Siro, il Milan può mandare in Serie B l’Hellas 45 anni dopo la fatal Verona. I ricordi del doppio ex Lino Godin, nativo di Soave. “È vero che il ko del 1973 le costò un appartamento? Beh, sì. Il capitano Rivera aveva già stabilito con la società i premi scudetto: a me toccavano 15 milioni di lire. Avrei preso una casa. Andò peggio a Rocco: doveva comprarsi un palazzo in centro. Ma un po’ se l’è cercata. Eravamo reduci dalla battaglia di Salonicco: vittoria della Coppa delle Coppe, contro il Leeds. Rientrammo in Italia il giovedì notte. Il Milan chiese invano il posticipo della gara di Verona. La cosa migliore era in turnover, ma questa parola non rientrava nel vocabolario di Rocco: schierò lo stesso 11 sfinito della finale. Dopo 30’ stavamo sotto 3-0. Si chiuse così la mia esperienza al Milan, comunicata nel 1967 – ha dichiarato Lino Godin a La Gazzetta dello Sport – Il Verona invece mi notò in un torneo. I miei non volevano giocassi, troppe scarpe consumate. Ricordo ancora la faccia di mia mamma quando portai il denaro del premio partita dopo l’esordio in B. Avevo meno di 18 anni, vinciamo 1-0 a Como. Al campo distribuiscono le buste, ma non ho il coraggio di aprirla. Lo faccio sul bus che mi riportava a Soave: c’erano 80 mila lire. Papà non le guadagnava in un mese. Trovo mamma in cucina: prendo le banconote e me spargo sul pavimento. Lei inizia a saltare con le lacrime agli occhi. Allora le massaie avevano il libretto dei debiti: panettiere, macellaio, lattaio. Il giorno dopo saldó tutti. Il mio trasferimento dal Verona al Milan? L’ho scoperto dalla Gazzetta in Val d’Aosta. In prima pagina c’è: Golin al Milan per 150 milioni e la metà di Maddè. Chiamo in sede per capire se è vero, il segretario urla: “Torna che hai le visite mediche”. Addio viaggio di nozze”.