Guardo questa foto di Inzaghi nel giorno dell’addio di Pirlo e credo che sia tutto lì. E penso che una generazione di calciatori così in Italia non tornerà mai più. E non credo sia solo una questione di talento. Credo sia anche una questione di valori e di educazione. Di tempi che cambiano. Non penso sia un caso che quella generazione sia stata l’ultima a vincere tutto e, soprattutto, l’ultima a vincere un mondiale dove quest’anno non andremo nemmeno. Con un filo d’orgoglio penso che quella generazione è anche la mia. Quella dei 40enne di oggi. Siamo stati gli ultimi a giocare nelle strade. A dribblare amici e lampioni. Per noi il calcio non era uno sport e nemmeno solo un gioco. Il nuoto era uno sport. Il Monopoli era un gioco. Il calcio era un’altra cosa. Era una passione. Era parte della nostra vita. Un compagno di scuola se lo incroci per strada puoi anche far finta di non conoscerlo. Un compagno di squadra si saluta sempre. Anche se sei di Ravenna. Per noi la partita della domenica non era un impegno tra il corso di hip hop e il karate, ma era un premio. Si andava a giocare al campo e poi si tornava a casa, stanchi, e si andava di corsa al campetto. Le partite finivano quando fischiava il sole. Dicono che i settori giovanili sono in crisi. Cazzate. Dove sono i settori giovanili in Argentina o in Brasile? Eppure loro i campioni li hanno. Perché? Forse perché hanno ragazzi che ancora giocano per passione. Da noi invece sono cambiati i ragazzi e le regole. E quindi, mi viene da dire, i genitori. Ditemi l’ultima volta che avete visto dei ragazzi giocare per strada? Io boh. Ora i genitori non accettano le critiche degli allenatori ai loro figli. Noi ci prendevamo in silenzio i cazziatoni anche dei custodi del campo e nessun padre avrebbe mai messo in dubbio l’autorità di un adulto. Ci dicevano che eravamo viziati. Ora mi scappa da ridere. Se avessimo visto uno arrivare con delle scarpe gialle al campo lo avremmo preso a pallonate. I palloni erano solo bianchi e le scarpe erano solo nere. Ma non è una questione di colori. Quelle sono mode. E’ altro. E’ che il sabato sera a quelle scarpe noi gli si dava il grasso di foca prima di metterle nella borsa come fossero spade di samurai. E si annusavano forte prima di dargli la buona notte. Guardate bene quello della foto. Lo avete riconosciuto? No, mica Inzaghi. Io parlo del pallone. Guardate come se lo tiene stretto Pippo, a 45 anni suonati. A San Siro. Dopo due Champions e una coppa del Mondo. Guardate come lo difende, come lo ama. Io non ho dubbi: quello è il pallone del campetto. Questa la foto ed il commento pubblicati sui social dall’ex giocatore dell’Hellas Verona, Giovanni Cefis