“Per noi sei fuori”. La frase risale al 6 ottobre scorso ed è stata registrata da Michelangelo Albertazzi, come il resto della conversazione. È il ds Filippo Fusco a rivolgersi con quell’espressione all’ormai ex difensore gialloblù, nel corso di un lungo incontro in cui il direttore sportivo spiega al calciatore perché il Verona, pur condannato da un primo lodo arbitrale a reintegrare in rosa “in toto” il difensore – si legge su La Gazzetta dello Sport – gli avrebbe consentito di allenarsi con un preparatore atletico e di usufruire di uno spogliatoio riservato, ma non di partecipare a tutte le attività riservate ai calciatori della prima squadra: “Gli allenamenti li gestiamo noi, non partecipi ai ritiri, non partecipi alle riunioni tecniche, alle colazioni, ai pranzi, noi siamo qua, vedi quello che vuoi fare, questa è la storia”, gli dice senza tanti giri di parole Fusco. Stante così la storia, Albertazzi, sempre difeso dal legale Mattia Grassani, si è rivolto nuovamente al Collegio arbitrale, che il 30 dicembre, nel riconoscergli la risoluzione del contratto e la lauta buonauscita (144 mila euro più circa 40 di spese legali, ndr) ha condannato il Verona perché ha eseguito l’ordine di reintegrazione nei ranghi imposti dal primo grado, ma “non l’ha concretamente attuato”.