“Seguo sempre l’Hellas Verona. Delle varie squadre in cui ho giocato, è il Verona l’unica che guardo con costante interesse. Ho avuto un rapporto splendido con la gente, me ne accorgo quando torno. Adesso sono impegnato in panchina, prima c’ero più spesso, anche l’anno scorso. A proposito, adesso è proprio tutta un’altra musica. C’è gioco, c’è cuore. La visione di Ivan Juric ha dato un volto unico all’Hellas. Aggressività, organizzazione, pressing alto: sono i tratti di un atteggiamento molto europeo, che va oltre l’impostazione più classica che si vede in Italia. Soltanto l’Atalanta, in A, ha questo tipo di identità – ha dichiarato Attilio Gregori a La Gazzetta dello Sport – Per il suo popolo, l’Hellas è una religione. Chi ama il Verona non chiede i risultati a tutti i costi, ma la sensazione che quello che ne portano la maglia siano disposti a buttarsi nel fuoco per l’Hellas. A Verona sono soprattutto gli uomini veri ad essere amati”. Da portiere a portiere. Da Gregori a Silvestri. “Lo trovo completo. Sicuro nelle uscite, attento tra i pali. Trasmette sicurezza, è affidabile. Cosa deve fare l’Hellas per continuare così? Toccare poco o nulla sul mercato, allungare se possibile la rosa, cercando di migliorare sul piano realizzativo. Così facendo, si salverà. E il futuro, dopo, potrebbe essere bello per davvero".