“La parata su Kalinic? Istinto e testa. La partita stava per finire, azione concitata, c’era un mezzo fallo, pareva fuorigioco… La mia forza è stata quella di rimanere concentrato, poi è venuta naturale. Ero piazzato bene, ho seguito la palla. E sono stato bravo a buttarla fuori, a non rimetterla in area – ha dichiarato Gollini a La Gazzetta dello Sport – Il mio primo giorno al Manchester United? Vado in mensa, passano Giggs e Ferdinand e mi salutano. Dopo l’allenamento Rooney e Mata facevano gara di punizioni e mi chiamavano. Ogni tanto entrano nella contesa, tipo Rooney mi fa: “Oh, su 10 te ne segno 7”. E io: “No, no, no”. Qualcuna gliela paravo, anche se mollava certe botte… Ecco, confrontarmi così giovane con campioni così mi ha fatto crescere. Dopo tre anni volevo tornare, mi serviva un allenamento più tecnico e la scuola italiana è superiore alla loro, lo dice la storia. Ho scommesso su me stesso e non sono sorpreso. Ci ho messo del mio, e il Verona mi ha dato un ruolo importante”.