Si stava meglio quando si stava peggio. È proprio il caso di dirlo dopo il pareggio di sabato sera allo stadio Ferraris. Un 2-2 che ha portato una serie infinita di inutili lamentele. Per carità, ognuno è libero di esprimere il proprio giudizio, ma la critica dovrebbe essere costruttiva e non disfattista. L’Hellas Verona ha dettato legge in casa del Genoa e purtroppo ha solo accarezzato la vittoria (in casa del Grifone manca dal 1989, ndr) sfumata quando oramai i titoli di coda erano già pronti. Una prestazione che resta comunque importante quella dei gialloblù di Juric, capaci di fare e disfare, da soli, davanti ai rossoblu di Ballardini, una delle squadre più in forma del campionato. Due punti lasciati a Genova che lasciano tanto amaro in bocca, è vero, ma che evidenziano ancora una volta l’ottimo lavoro in sede di mercato del presidente Setti e del ds D’Amico, società capace di mettere a disposizione un nuovo gruppo, anche questo ricco di pregevoli individualità, guidato abilmente dal condottiero di Spalato. Sempre più il vero leader di questo Verona. Pare quindi inutile urlare al complottismo o inveire contro tizio (Lasagna) o caio (Cetin). Dall’alto dei 34 punti in classifica, quando mancano quindici giornate alla chiusura del campionato e l’obiettivo salvezza è sempre più vicino, non resta che incamerare il settimo pareggio stagionale, il quinto lontano da Verona e pensare alla sfida di sabato sera, quando al Bentegodi si presenterà la Vecchia Signora. L’ultima partita casalinga giocata col pubblico presente sugli spalti, una vittoria che è entrata di diritto nella storia del club gialloblù.