«Un problema avere in rosa Pazzini e Di Carmine? Sì, certo: per gli avversari». Ride, Mauro Gibellini, che con Domenico Penzo, formò, tra il 1981 e il 1982, una delle coppie d’attacco più brillanti e redditizie della storia del Verona. Poi il Gibo è stato responsabile delle giovanili gialloblù e, per due periodi distinti, direttore sportivo dell’Hellas. «Il mercato che è stato concluso merita un voto molto alto. E l’aggiunta di Di Carmine è la ciliegina sulla torta». Gibellini, non c’è il rischio che disporre di due punte così possa portare a degli equivoci? «Perché mai? Se l’organizzazione di squadra potrà permettere la loro coesistenza verranno impiegate insieme, altrimenti Grosso le alternerà al centro del reparto avanzato. Non vedo il senso di queste perplessità».Secondo lei è preferibile un Verona con i due in attacco o vede meglio una «staffetta»? «Non leggo nelle caratteristiche di Di Carmine e Pazzini un’incompatibilità. Sono due grandi finalizzatori, ma con dei tratti diversi. Di Carmine è generoso, uno che si butta su tutti i palloni. Il Pazzo, invece, che ha qualche anno in più, fa dell’astuzia un pregio fondamentale. Si possono combinare bene, all’occorrenza». All’occorrenza, già. Quindi non sempre… «Il calcio di oggi richiede il rispetto di equilibri tattici precisi. Non puoi permetterti – si legge sul Corriere di Verona – di ridurre la dedizione alla fase difensiva. Mi sembra palese che non sia facile giocare in ogni condizione con il doppio centravanti. Ma contare su delle opportunità come quelle che ha il Verona è un lusso per la B». Lei e Penzo, in una Serie B differente, avete fatto cose straordinarie. Doveste adattarvi? «Eravamo, sia io che Nico, attaccanti d’area. Eppure l’intesa fu subito naturale; a me piaceva andare a prendere palla anche più lontano, ero meno potente di Penzo, che era una punta centrale completa in ogni senso, ma facevo valere la mia tecnica. Facendo un raffronto con l’oggi, mi rivedo in Di Carmine». Penzo alla Pazzini, dunque? «L’analogia non è infondata. Sono punte in grado di fare gol in tutti i modi, micidiali nei sedici metri. E capaci di inventarsi da soli la maniera per andare a rete». Come gestire l’eventuale scelta dell’uno o dell’altro per il ruolo di titolare? «Anche questo è un non problema. Tutto ruota attorno alla personalità dei ragazzi. Non li conosco direttamente, ma mi sembra che siano persone mature e professionisti sicuri delle proprie qualità. Pronti, quindi, ad accettare decisioni chiare e a contribuire di conseguenza». Pazzini è tornato dopo le turbolenze dell’anno passato. Cosa ne pensa? «Credo che Pazzini non sia stato, né possa essere, un rebus tecnico, perché uno così non si discute. In B ha trascinato il Verona alla promozione segnando 23 gol. Altra cosa, invece, è il peso del suo ingaggio, e quello è un aspetto innegabile, ma c’è un contratto in essere, e non da ieri. Penso che anche per lui sia utile fare un ragionamento». Quale? «Dovesse partire dalla panchina, non la prenda come una limitazione. Bisogna capire come vivere certi momenti della carriera e portarli a vantaggio proprio e della squadra. Da cambio, ove necessario, il Pazzo è uno che può arrivare tranquillamente oltre i 15 gol. Con questo non intendo dire che debba stare fuori, ma soltanto che non si dovrà crucciare quando accadrà». Intanto, domenica, il Verona comincia dal derby con il Padova… «Una neopromossa scorbutica con un gruppo solido che viene da una stagione vincente. L’Hellas ha tante risorse in più, ma attenzione all’assetto sempre ostico costruito da Bisoli. Ecco, avere gente come Pazzini e Di Carmine in attacco, per una gara così, vi sembra possa rappresentare una preoccupazione? Non scherziamo, dai».