“Il Verona ha l’obiettivo di fare un campionato di vertice. Pensiamo partita dopo partita, le cose in questo momento ci stanno andando bene, speriamo di continuare su quest’onda. Lo scopo di una squadra che scende in cadetteria è quello di ritornare il prima possibile in Serie A e una squadra come l’Hellas Verona, con un palcoscenico così prestigioso, merita la massima serie. Se ci aspettavamo questo inizio? Partire bene, con il piede giusto è un obiettivo importante per ricreare entusiasmo, perché le scorie di una retrocessione sono difficili da smaltire. Il mister ha dato fin da subito la sua impronta, insegnando la sua idea di calcio, i ragazzi sono stati bravi a seguirlo dal primo giorno. La TIM Cup ci ha aiutato a creare entusiasmo, il pubblico ci è stato vicino dal primo momento e questi ingredienti hanno fatto sì che le cose andassero bene. Senza dimenticare che tutto, ovviamente, parte dalla Società. Il Presidente ha delegato i ruoli, facendo sentire la sua presenza nella maniera corretta, ovvero mettendo la giusta pressione, perché sa che questo è un anno importante per l’Hellas Verona”.

LA RICETTA DEL VERONA
“Il calcio è uno sport di squadra, con i calciatori come protagonisti che vanno in campo, bisogna cercare di mettere da parte gli individualismi, anche quando hai davanti campioni importanti. Pazzini e Romulo, per esempio, mettono le loro qualità al servizio del gruppo, questo è il segreto più importante. Sono orgoglioso, al di là dei risultati sportivi, dell’ambiente che si è creato fra tutte le componenti e non mi riferisco solo ai calciatori, ma anche ai medici, massaggiatori, magazzinieri, tutti quei professionisti che in Spagna chiamano ‘el equipo invisible’, la squadra invisibile, persone dalla grande professionalità che contribuiscono a far rendere i calciatori al massimo del loro potenziale”.

PECCHIA: IL MISTER E L’UOMO
“Un commento su Pecchia? Conosco il mister da quasi 22 anni, quindi conosco il valore della persona prima ancora di quello dell’allenatore. So che è una persona intelligente e curiosa, che vuole crescere. Si è messo a disposizione di questo progetto Verona con la massima abnegazione, portando la sua esperienza internazionale: aver lavorato per 3 anni con Rafa Benitez lo ha portato ad un’idea di calcio meno speculativo e più spettacolare che porta, a mio avviso, ai risultati. Il gioco deve essere un mezzo per arrivare al risultato. Finora Fabio lo ha fatto, ma è stato bravo a trasmetterlo ai calciatori e loro sono stati bravi a seguirlo, di questo siamo contenti”.

Fonte: hellasverona.it