“Voglio salutare col Verona salvo. È una mia decisione, seppure condivisa con Maurizio Setti. Prima di Natale ci siamo incontrati. Mi ha proposto un rinnovo di contratto, ma ho chiarito al presidente che non ci sono i presupposti per una mia permanenza. Non ora, perlomeno. È una questione di lealtà. La mia figura, che dovrebbe essere aggregante, è diventata divisiva, suscita contrasti nella piazza. Non voglio nuocere a Setti. Con tutti i presidenti che ho avuto come ds, ho avuto un bel rapporto. Con lui è stato ottimo, eccezionale. Non posso essere un problema. All’interno del Verona non cambia niente. Io continuo a lavorare come se dovessi restare all’Hellas i prossimi 10 anni. Se saluterà anche Pecchia? Posso parlare del mio caso, non di quel che riguarda Pecchia e Setti. Un allenatore, a differenza di un direttore sportivo, è più legato ai risultati di campo, meno all’aspetto aziendale. So che il Presidente ha grande stima di Fabio. Budget troppo limitato? Non parlo di budget, ma di una linea di gestione che con Setti è sempre stata comune, dal giorno del mio arrivo, e che ho seguito con rigore. Contratti a doppio stipendio, determinato dalla categoria, per i giocatori, ringiovanimento della rosa, cessione di chi -dico dell’anno scorso- non gradiva la B come stato per Helander e Viviani. Costruire un futuro per il Verona. Obbiettivi raggiunti? L’azienda Hellas è stata ristrutturata. Ci sono calciatori di proprietà. Altri, gente del valore di Ferrari e Vukovic, prelevati in prestito con un riscatto senza contro riscatto, e che quindi potrebbero diventarlo. Abbiamo giovani in crescita, come Fares e Valoti. Siamo stati promossi in A direttamente. Poi, è chiaro, dobbiamo salvarci, e questo sarebbe il coronamento di quanto fatto. Quali errori ho commesso? Tantissimi. Appunto i miei sbagli su un quaderno che ho preso quando sono arrivato a Verona, ho già riempito circa 50 pagine. Cosa mi rimprovero di più? Non aver dato a Pecchia una rosa completa per il ritiro estivo, a luglio. Questo ha pesato molto. Caso Cassano? Antonio è un campione formidabile. Ha voluto l’Hellas ad ogni costo, ma pochi giorni dopo la firma la sua motivazione è crollata: era fermo da un anno e mezzo, ne ha risentito. Qualcuno dice che ha pensato che non fosse il posto per lui. Falso: Cassano, ancora oggi, mi scrive che se avesse incontrato prima uno come Pecchia la sua carriera sarebbe stata diversa – ha dichiarato il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Filippo Fusco, a La Gazzetta dello Sport – La grana Pazzini? Ma noi, con il Pazzo, siamo sempre stati trasparenti. In B era il centro del progetto tattico di Fabio, in serie A non poteva essere così. Sono convinto che avrebbe potuto darci una grande mano, ma capisco che si sia sentito ridimensionato. La sera del suo gol al Real Madrid, al debutto col Levante, sono stato contento per lui. Come si può salvare l’Hellas Verona? Abbiamo già guardato in fondo al baratro. Pareva che dovessimo retrocedere a ottobre, e mi sono arrabbiato con chi lo sosteneva. Se c’è una qualità che ogni componente dell’Hellas ha è quella di non arrendersi. Ora andiamo a Benevento: sarà una partita aperta, contro una squadra in salute. Veniamo dalla vittoria con il Torino, che ci ha dato entusiasmo, e dobbiamo alimentarlo. Intorno al Verona c’è stato sempre un clima da rassegnazione virale. Io non ci sto. Non ho mai smesso di credere nella salvezza. Di certo non lo farò ora”.