Filippo Fusco, il 4 aprile si dimise dal ruolo di ds del Verona dopo il ko di Benevento. Lo rifarebbe? “In quel momento ho agito di pancia. Speravo di togliere degli alibi ai giocatori. Non è servito a nulla, purtroppo”. Pur di non esonerare Pecchia ha fatto come Socrate, bevendo, in senso professionale, la cicuta? “È l’esatto contrario. Ho la- sciato per dare piena libertà a Maurizio Setti di valutare cosa fosse il meglio per il Verona. Toccava a lui decidere: non volevo che si pensasse che la conferma di Pecchia dipendesse dalla mia presenza”. Le sue sono state dimissioni effettive o di facciata? Si dice che lei abbia continuato a frequentare il campo di Peschiera anche in seguito. “Soltanto ipotizzarlo è offensivo. Sono passato da Peschiera un paio di giorni dopo Benevento per salutare i giocatori e non ci sono più stato. Né ho più chiamato calciatori o dirigenti. Mi sono sentito al telefono, questo sì, con Pecchia: c’è un rapporto ventennale, che prescinde dall’esperienza comune a Verona”. Si è pentito di averlo difeso così a lungo? “Non mi sono esposto in suo favore per amicizia. A Napoli mi spesi per Zeman, che non era mio amico, idem a Bologna con Lopez. Pecchia per me aveva in mano la squadra, era l’uomo giusto per l’Hellas dopo quanto fatto l’anno prima. La promozione non è mai scontata”. Non c’è dubbio che molto sia stato sbagliato. “Ammetto che tante cose le farei in modo diverso. L’operazione Caceres, intanto, e poi chiuderei per Cutrone. Consegnerei all’allenatore una rosa più completa già in ritiro”. Cassano fu un errore suo? “Mi assumo la responsabilità. Non ho capito che Antonio, fuoriclasse formidabile, non faceva al caso nostro. Ho ceduto a una suggestione”. In questi giorni c’è stato un acceso scambio di battute con Giampaolo Pazzini. “Mi dispiace che abbia frainteso. Ho detto che in A non poteva essere decisivo come in B, tutto qua. Non lo ritengo finito, anzi. Con lui sono sempre stato trasparente”. Anche prima della partita con il Napoli, al debutto in campionato, quando Pazzini rimase in panchina? “Sono scelte di competenza del tecnico. Il Verona giocò una buona gara, perse con un Napoli in gran forma. Fu negativo per tutti vedere il Pazzo, il capitano, indicare con un gesto polemico Pecchia dopo l’1-3 su rigore. Da lì in poi è venuta meno la compattezza ambientale e si è creata una frattura mai più ricomposta con il giocatore”. A gennaio va via proprio Pazzini, con Bessa e Bruno Zuculini. Non è stato un mercato di rafforzamento. “Ad andarsene sono state persone che volevano lasciare Verona. Forse dovevamo fare uno sforzo economico e provare a trattenere Caceres, mentre Cerci e Kean hanno scontato gli infortuni. Setti con franchezza mi ha sempre detto che occorre mantenere il rigore di bilancio. Secondo voi non mi sarebbe piaciuto prendere qualche campione? Ma l’azienda va tutelata”. Intanto l’Hellas è scivolato sempre più in basso in classifica e lei e Pecchia siete finiti al centro delle contestazioni. “Verona è una città meravigliosa, tra le più belle al mondo, con una tifoseria che ama la propria squadra profondamente. Mi spiace rilevare che esiste una ristretta minoranza che non l’aiuta. Sono stato bersagliato di insulti per le mie origini più ancora che per le responsabilità che ho e che mi sono sempre assunto”. Un punto di rottura è stato anche l’addio di Luca Toni, un anno fa, in contrasto con lei? “Toni ha fatto la storia dell’Hellas, però deve ancora capire cosa vuol fare dopo la carriera da professionista. I suoi attacchi personali mi hanno amareggiato. Un dirigente deve saper mettere da parte l’ego ed essere sempre a disposizione del club. Soprattutto nelle difficoltà”. Il Verona in cosa deve crescere? A Setti ho dato un consiglio fin dal primo giorno: completi l’organigramma societario. Aggiunga una figura di comando, un dg, com’è stato Giovanni Gardini. Per un presidente che non ama esporsi è determinante avere un riferimento di quel tipo”. Intanto è probabile che Tony D’Amico sia il prossimo ds gialloblù. C’è uno scetticismo diffuso perché è stato il suo storico braccio destro. “Ridicolo. Non ho più niente a che fare con il Verona. Tony dovrà migliorare, ma ha grandi qualità. Setti l’ha conosciuto e apprezzato. Se punterà su D’Amico sarà per una sua valutazione. Per quanto mi riguarda, perderò un collaboratore prezioso”. Ma il Verona di Setti ha le risorse per salire in A e restarci? “La società è sana, non ha esposizioni con le banche. Questa è una grande forza. Ci si guardi attorno: tanti club sono in crisi. Poi il calcio è imprevedibile, la salute dei bilanci no. Ho lasciato il Verona con i conti in ordine e la mia coscienza è a posto. All’Hellas ho dato tutto me stesso”. Questa l’intervista rilasciata al Corriere di Verona dall’ex ds Fusco.