“Situazione simile a Bologna? Eh sì… Eravamo primi fino a dicembre, poi a livello mentale la squadra si sentiva come se avesse già vinto e così piano piano si è persa la fame. Abbiamo dovuto vincere i playoff, primi sono arrivati Carpi e Frosinone: oggi due squadre così forti non ci sono. Cosa succede al Verona? Abbiamo mollato un po’ perché capita, ci sta. Questo Verona era un gruppo nuovo, nel momento di difficoltà ci siamo conosciuti meglio e capito la situazione. La squadra c’è. Io come sto? Mi ero rotto il crociato del ginocchio destro, sono stato fermo nove mesi. Sono stati bravissimi all’Isokinetic, i medici Nanni e Della Villa, mi hanno salvato la gamba. Era il secondo infortunio simile, come Florenzi. Fusco per me come un padre? Devo tutto alla sua fiducia: mi ha voluto a Verona perché sa come lavoro. Non l’ho ancora ricambiato: è un costante ringraziamento, non smetterò mai di farlo. Volevo mollare tutto, Fusco mi ha sempre sostenuto – ha dichiarato Franco Zuculini a La Gazzetta dello Sport – Per me recuperare un pallone è come fare gol, i tifosi si rendono conto del sacrificio che si fa. Basterà per tornare in A? Il campionato è sempre tosto e rispetto alla A qui tutti possono battere tutti. La prima volta in A? Gol Genoa di Gasperini, avevo 19 anni, lo ringrazio. Il mio miglior amico? Osvaldo. Il mio mito? Batistuta. Ma prima dico Simeone, poi Mascherano. Quanti tatuaggi ho? Non lo so, sono pieno. Qualcuno lo devo cancellare perché sono cazzate fatte da giovane. Forse tengo solo il gladiatore e Maradona. O forse no: voglio morire bianco come sono nato. Da gennaio in squadra anche mio fratello Bruno? Stiamo bene insieme, è bello giocare con lui. Se l’ho raccomandato io? No no, Pecchia lo conosceva da un’amichevole Manchester City-Real Madrid: Bruno era titolare e lo colpì. Io faccio più lavoro sporco, lui è più tecnico. Per fare una casa servono i muratori e gli architetti, io faccio volentieri il muratore”.