“Giusto pensare a riaprire. Ma non nell’immediato. Bisogna ricominciare in sicurezza, senza rischiare nulla. Le fabbriche tornano a lavorare perché c’è una necessità industriale. La gente muore di fame, i calciatori no. Quelli che vogliono la ripresa sono i presidenti che altrimenti perdono i diritti televisivi. Qualcuno ha preso anche una parte futura. Ma così si mette in secondo piano la salute, non va bene. E non si può neanche pensare di far giocare le squadre del Nord al Sud perché si rischia di contagiare il territorio meridionale dove l’epidemia è contenuta. Immaginate con gente che viaggia da Nord a Sud ogni settimana cosa potrebbe succedere. E poi riprendere senza pubblico significherebbe giocare solo per i soldi e non per il calcio: non mi piace. Sarebbe più opportuno, a mio avviso, riprendere quando si calmeranno le acque. Le difficoltà si possono superare tutte, tranne la morte. I procuratori devono mettersi in testa che potrebbero rimetterci, è già uno scandalo che prendano in condizioni normali commissioni così alte. E con i calciatori si troverà una soluzione. Chi perde davvero da questa crisi sono gli operai che non hanno più soldi, non i calciatori. Per quanto riguarda il futuro, cambieranno gli stipendi, i parametri, i costi dei cartellini. Certi stipendi non ci saranno più. Più spazio allo scouting e alla valorizzazione del settore giovanile? Io lo scouting lo facevo già molti anni fa. Dai tempi di Chiesa, Sordo, Signori, Taibi che quando stava per andare al Manchester United mi ha chiamato dicendomi ‘se ho raggiunto questo traguardo lo devo a te’ e tanti altri. Lo scouting è la base del nostro lavoro. Bisognerà portare avanti anche la politica dei giovani, farli crescere fino ad inserirli in prima squadra. Ma serviranno strutture e soprattutto dirigenti maestri – ha dichiarato a tmw l’ex di direttore dell’Hellas Verona, Rino Foschi – La mia operazione più bella? Ce ne sono tante. Mi viene in mente Luca Toni, ogni due anni cambiava società: con noi nel Palermo ha fatto cinquanta gol in due anni. E alla Fiorentina l’ho venduto alle mie condizioni. Ma di calciatori ne ho acquistati e ceduti tanti. In carriera ho avuto tre calciatori che mi hanno lasciato il segno e si tratta di Franco Baresi al Modena, Giuseppe Biava al Palermo e Damiano Tommasi al Verona: calciatori e uomini da cui ho imparato qualcosa. La trattativa di cui mi pento? Il primo parametro zero dalla Russia, al Verona. Nigmatullin, per lui ho ricevuto anche le minacce dei russi. Un’operazione conclusa con Claudio Vigorelli. Nigmatullin era un bravo ragazzo, era stato anche premiato come miglior portiere della Russia. A Verona non è stato fortunato. Per andarlo a prendere io e Vigorelli abbiamo fatto una grande traversata. È stata forse la più grande delusione. Ma mi consolo pensando di averlo preso a zero. E poi Vigorelli a Verona mi aveva portato Frey. E si è fatto perdonare contribuendo al passaggio di Kjaer al Palermo. Verona e Palermo le tappe più nelle della sua carriera? Direi di sì. Ma Palermo è un’altra cosa, a livello affettivo mi ha dato tantissimo. La Serie A, l’Europa, la rabbia per essere andato via, poi il ritorno e l’addio dopo venti giorni. E poi sono tornato l’anno scorso in tempi più difficili. Quando penso al mio lavoro penso in rosanero. Anzi, se un giorno dovessi vincere al Super Enalotto la prima cosa che farei sarebbe comprare il Palermo (sorride, ndr)”.