“Quando il Paese tornerà a vivere, quando ci saranno le condizioni per altri settori tornerà anche il calcio. Lo dico una volta per tutte due: il campionato va portato a termine. C’è tempo. Chi deciderà? tutti insieme, responsabilmente. Respingo al mittente le accuse di chi vede nel calcio un mondo governato da interessi lontani non tanto dal contesto sociale del Paese. Al contrario, della nostra ripartenza beneficerebbe tutto il sistema. Penso allo sport di base, all’indotto e al valore sociale del nostro movimento. Perché escluso lo stop definitivo? darebbe inizio a una serie di contenziosi. Sul mio tavolo ci sono già le diffide di alcune società. E che mi chiedi di non ripartire non lo può idea di come risolvere questa criticità. La fifa a tracciato la vita: non comincerà la nuova stagione senza aver concluso prima questa. Se c’è una deadline per ripartire? No, non c’è. Andremo di pari passo con gli altri campionati europei. Se ci faranno giocare a inizio giugno, abbiamo le date utili per terminare a fine luglio. A seguire, le coppe. Se invece dovremo ripartire a settembre, chiuderemo questo campionato a novembre. Per ritornare in campo a gennaio”. L’intervista completa su La Repubblica al presidente della FIGC, Gabriele Gravina.