“Noi eravamo cemento armato, un gruppo forgiato dalle sofferenze. Potevamo andare a sbattere contro tutto e contro tutti. L’unione però si alimenta col tempo. Noi ne abbiamo avuto, il Verona di oggi no. Avevamo più punti fermi noi. Ripenso al blocco con Maietta, Hallfredsson, Cacciatore, Cacia. Tutta gente da A. Più Jorginho che mi pare di strada ne abbia fatta un bel po’ da allora. In più c’era una linea continua, eri dentro un progetto che ti rendeva sicuro. Il Verona di oggi? Ha talento e varianti. Può esplodere da un momento all’altro ma fatica a riuscirci. Strano, vista la rosa. La chimica però non s’inventa. E quella vale molto. Il primo difetto dell’Hellas? Non si riesce a tirar fuori il meglio dei giocatori. Talenti veri, di categoria, di alto profilo tutti. Ci sta di non essere al top a volte ma proprio in quei momenti in un modo o nell’altro la soluzione devi trovarla – ha dichiarato Nicola Ferrari a L’Arena – Donnarumma più forte di Pazzini e Di Carmine? In questo momento è al loro livello, lo dicono anche i suoi numeri. Ma lui ormai da anni è un ottimo attaccante per la categoria. Hellas Verona vera delusione della Serie B? Non mi piacciono i bilanci a metà. Il cavallo che taglia il traguardo per primo si vede solo alla fine. Di sicuro mi aspettavo meno difficoltà a rimanere in alto. Si sa quanto sia dura vincere dei campionati. Farlo a Verona lo è il doppio. Capisco i tifosi ma capisco anche i giocatori. Loro danno il massimo, anche quando i risultati non arrivano, ci sono passato… Anche io fischiato? Mi rialzai quando capii che più in basso non sarei potuto scendere. Verona era un punto di arrivo per chi come me veniva dal Pergocrema e a un certo punto capitó quasi per magia nella società che fin da piccolo era diventata, grazie anche a quello che mi dicevano i miei amici, un vero è proprio riferimento. Fu una botta grande quando vidi che era più difficile del previsto la vita sul campo. Tirai fuori tutto quello che avevo. Senza mai risparmiarmi, come nella mia indole. Ma quella volta ancor di più. Partita decisiva domenica per Grosso? Se conosci l’ambiente vai avanti dritto per la tua strada. Non c’è condizionamento che tenga, se sei un professionista punti solo ad arrivare a domenica per fornire la miglior prestazione possibile. Lo Spezia è favorito? Di certo adesso lo Spezia è più in fiducia del Verona. Immagino già lo stadio. Il pubblico lì è un fattore e la squadra lotta volentieri per i suoi tifosi. La classifica è lo specchio di questo ardore. Per il Verona sarà un grande esame. La contestazione a Setti? Il tifoso ragiona col cuore. Mette sul piatto i sentimenti prima di tutto. E la fede. Setti ha un campo di osservazione differente, lui è un uomo di calcio ma anche d’affari. Trovare un punto d’incontro non sarà così semplice. Peccato perché in questa fase muovere la leva della passione sarebbe fondamentale. L’errore da non ripetere? Far sembrare ogni stagione come la prosecuzione della precedente. Il Verona di oggi è questo, controproducente sovrapporlo a quello di Pecchia o di rimpiangere gli anni belli. Altrimenti si va a finire ai tempi della Serie A e ai gol di Toni. Senza però isolare il presente. Come dovrebbe essere”.