“Pronto per un’ altra gara da centrocampista? Eh, non credo che andrà così, stavolta. Comunque, anche fosse non lo direi, mica possiamo dare vantaggi agli avversari. A La Spezia sono stato impiegato in quel ruolo perché c’era bisogno di un uomo che avesse gamba, che rompesse il loro gioco e desse protezione su Bidaoui, che poteva essere pericoloso. Grosso ha schierato me più avanti, in combinazione con Bianchetti. L’idea ha funzionato. E aggiungo una cosa: per il mio modo di essere e stare in campo, vale un principio: innanzitutto, la squadra. Avete presente quella frase, per cui uno è disposto a giocare pure in porta, se serve? Per me non è un luogo comune, o una banalità, ma è proprio così. Se Grosso mi dovesse chiedere di fare ancora la mezz’ ala, non avrei nessuna esitazione nel dargli ascolto. Poi, è chiaro, il mio ruolo naturale è un altro, sono un esterno, ma non creerò mai un problema, qualunque sia la decisione presa dall’ allenatore. Conta avere fame. La fame di vincere, di portare il pallone di là e segnare. Con lo Spezia ce l’ abbiamo fatta, dopo che a Padova, al mio esordio in gialloblù, la nostra era stata una giornataccia. Con il Cosenza i tre punti erano a un passo e ce li siamo visti sfilare via tra tanti rimpianti, a Carpi abbiamo battagliato fino alla fine e non è girata, col Crotone meritavamo di più – ha dichiarato Faraoni a La Gazzetta dello Sport – La classifica? Il Verona è scivolato indietro ma non siamo mancati nel gioco. Abbiamo difettato nell’attenzione. I dettagli fanno la differenza e non siamo stati determinati a sufficienza, i particolari cambiano tutto e abbiamo pagato. Quando i risultati ti scappano per un’inezia, capita di perdere fiducia. Per questo è stato fondamentale battere lo Spezia – spiega il jolly dell’Hellas Verona – Grosso rischiava l’esonero? Trovo ingiusto che gli vengano addebitate tante colpe. Siamo sinceri, ammettiamo che siamo noi giocatori a doverci prendere delle responsabilità se le cose non vanno come ci si aspetta. C’era bisogno di maggior serenità, essersi sbloccati ce ne ha data molta. Riprendere ad allenarsi potendo sorridere è importante, credetemi. Se abbiamo svoltato? Contro la Salernitana bisogna confermarsi, e questa è la partita giusta al momento giusto. Perché è molto sentita, perché dobbiamo dare continuità al risultato di La Spezia, perché ci manca la vittoria davanti al nostro pubblico. I tifosi sono arrabbiati, com’ è normale che sia quando non riesci a rendere per quanto desidererebbero. Verona non è una piazza ordinaria: respira calcio, non può non essere in A. La vogliono i tifosi, la vogliamo noi, la città, tutti. Diamoci dentro. Dove ho preso casa a Verona? In centro storico. Questo è un posto incantato. Con me ci sono mia moglie, Daniela, e i nostri tre figli: Asia, Davide Elias e Mia Stella. Verona ti conquista subito. Riflette, nella bellezza che ha, la passione che prova per l’ Hellas. Dopo Salernitana, Lecce e Venezia? Una alla volta. Per vincere non si deve essere frenetici. Ci sono momenti in cui ti tocca soffrire, perché gli altri spingono. L’ossessione di dominare tutte le partite non va bene, ti porta a essere ansioso. Io dico solo una cosa: qui non molla nessuno”.