“Se da allenatore ha la stessa stoffa che aveva da giocatore, per il Verona potrebbe essere la scelta giusta. Ci sono tanti nomi per il prossimo Hellas, la dirigenza deve valutare con grande attenzione. Uno arrivato dal basso, pescato in C al Lumezzane, e subito decisivo. Prandelli lo fece crescere, lui rispose con stagioni da campione – ha dichiarato Fanna al Corriere di Verona – Ha cominciato prendendo in corsa il Milan, un impegno molto difficile al debutto. Poi c’è stato il Brescia: buon ini- zio, poi un calo e l’esonero. Ora è rientrato dalla Cina, dopo aver fatto da assistente a Fabio Capello. Il curriculum non è capiente, ma questo non significa nulla, se poi dimostri di avere delle qualità. Come accadde a Prandelli a Verona? L’esempio calza. Cesare veniva dalle giovanili dell’Atalanta, era passato per la A con il Lecce: era andato via con la squadra che stava retrocedendo. All’Hellas si è imposto. Quel gruppo proponeva un calcio sensazionale, scatenò l’entusiasmo dei tifosi. Brocchi rappresenterebbe una bella carica di positività, e si sa quanto ce ne sia bisogno a Verona. Quando era in campo era infaticabile, credo lo sia anche da allenatore – continua Fanna – Da Prandelli ha imparato tanto. Certo, è un’incognita, ma ci sono anche molti punti favorevoli. Sì a un tecnico giovane per l’Hellas, quindi? Dipende dal tipo di programma della società. Ho sentito anche dell’ipotesi Grosso, che non conosco come Brocchi, ma che può essere una soluzione indovinata. Occorre essere chiari: se prendi un giovane devi proteggerne il lavoro e dargli tempo. Sarebbe sbagliato fare promesse. Credo che il Verona abbia la necessità di chiedere pazienza e non pensare di dover vincere immediatamente a tutti i costi. Ricordiamoci che un uomo più navigato, magari vincente di categoria, domanda giocatori formati, avanza legittime pretese che, se non ripagate, diventano motivo di frizione con la dirigenza. Vanno capite le idee ha il club. Verona da ricostruire. In che modo? Ogni decisione deve essere presa collegialmente. Fondamentale è che presidente, ds e allenatore siano sulla stessa linea. Ripenso proprio a quanto avvenne ai tempi di Prandelli: nell’anno della promozione, con Pastorello e Foschi, venivano individuati giocatori, ritenuti adatti al calcio del tecnico, che non faceva richieste tassative e che sapeva lavorare bene con ragazzi giovani e poco conosciuti. C’erano poi uomini d’esperienza che aggiungevano ulteriore qualità. Se cementi il gruppo sei già a metà dell’opera. L’Hellas va rifondato così”.