“Trentacinque anni giusti. Che emozione. Già un’ora prima eravamo entrati in campo e c’era uno stadio tutto gialloblù. Una domenica da favola per la città. Volevo giocare con continuità e accettai il Verona. Bagnoli mi capii al volo. Poche cose semplici. Svariavo a destra e a sinistra, grazie anche a compagni forti e intelligenti. La mia miglior gara contro la Stella Rossa? Sì, sono d’accordo. Giocai a tutto campo. Ricordo l’applauso dei compagni nello spogliatoio. Poi segnare il rigore della vittoria. Certe giocate le ricordo ancora, sembra impossibile ma è così. E poi il goal a Zoff contro la Juve. Avevamo perso con Inter e Roma, pur non meritando. C’erano già delle voci strane su Bagnoli. Arrivava la Juve. Avevo l’argento vivo addosso. Segnai e replicò poi il Trice. Anche quella fu importante, perché poi partimmo e facemmo 17 risultati utili consecutivi – ha dichiarato a L’Arena, Piero Fanna – Quella determinante? Con la Lazio in casa nel 1985. Loro hanno fatto la partita dell’anno anche se ormai erano praticamente retrocessi. È stato un incontro molto duro. La mia corsa dopo il gol? Quella rete significava aver vinto lo scudetto. Quel gol è stato il più importante della mia carriera. Bagnoli? Di quel gruppo mi sa, che sono il giocatore che è stato più con lui. Perché pure a fine carriera, quell’anno disgraziato, tornai al Verona. Me lo sono goduto anche da giocatore. Lui ci teneva moltissimo. Con i vecchi gialloblù ha giocato sino a settant’anni. Ed abbiamo fatto tante partite insieme. Adesso almeno una volta ogni 10 giorni ci facciamo una bella camminata insieme. È stato il mio papà calcistico”.