“Al Verona serve trovare un’identità. Una carenza che affligge la squadra fin dall’inizio della stagione. Non è detta l’ultima parola, credo che margini per recuperare ci siano, ma c’è bisogno di arrivare a quella svolta che non si è mai vista a sufficienza. Ossia, avere un impianto di gioco collaudato, un gruppo che non sia soggetto a variazioni ripetute negli interpreti. Non so se tutti questi cambiamenti sono dovuti a una necessità o a una scelta. A gennaio si è intervenuto parecchio, in entrata e in uscita. Una mezza rivoluzione. Ci vuole tempo per adattarsi, ma di tempo non ce n’è. L’Hellas ha vissuto la sua fase migliore quando aveva più certezze – l’analisi di Piero Fanna a La Gazzetta dello Sport – I difetti dell’organico impongono di fare ricorso a delle soluzioni che tolgono sicurezza. Romulo è stato spostato in diversi ruoli: basta che manchi un tassello e a Pecchia tocca rimettere mano alla squadra. Ricordo quando il presidente del Catania, Angelo Massimino, dichiarò: “Manca amalgama? Ditemi dove gioca che lo compro”. Proviamo a sorridere un po’, perché vedere il Verona così dispiace tanto. Qualcuno sostiene che la rosa sia inadeguata. Altri che abbia delle doti non espresse appieno. Sono questioni che non hanno risposta. Ci fu chi non mi riteneva all’altezza quando ero giocatore, invece poi è venuto fuori che avevo i miei pregi li seppi far valere. Ci sono annate favorevoli e altre contrarie. Quella attuale, per l’Hellas, rientra nella seconda categoria, e se il tuo portiere, come sta accadendo con Nicolas, è sempre migliore in campo, devi fare una riflessione. Però con un paio di risultati utili a marzo può essere invertita. La partita di domenica con il Torino è un bivio. Vincendola, il Verona riacquisterebbe fiducia. Soprattutto guadagnerebbe tre punti fondamentali. Resta un dato di fatto: per salvarsi, di qui in avanti, i gialloblù non possono più sbagliare”.