“Contro il Venezia tre punti fondamentali dopo Lecce: una sconfitta che ci aveva tagliato le gambe. Non era facile ripartire subito. Il primo gol con la maglia dell’Hellas Verona l’ho dedicato a mia moglie Maria e mio figlio Emanuel che aveva un po’ di febbre ma è venuto lo stesso allo stadio perché mia moglie era sicura che avrei segnato. Sono nato a Borgonuovo, in mezzo a quattro quartieri, in una periferia non tanto bella, nelle case della Posta. Lì mi conoscono tutti – ha raccontato Di Gaudio a La Gazzetta dello Sport – Mister Salvatore Zammitti, oggi al Palermo, è il padre che non ho mai avuto. Giocavo per strada, mi ha visto ed è stato una guida per me. Ha scoperto tanti talenti, è un fenomeno. Il Palermo? Giocavo poco, non ho mai capito i motivi, mi davano spiegazioni strane. Poi, prima di andare in ritiro con la Primavera mi hanno detto che era meglio se smettevo. Avevo 17 anni, mi hanno ammazzato, ho pianto come quando è morta mia nonna. Mi avevano voluto a tutti i costi. Incredibile. Del Palermo sono anche tifoso. Scavalcavo al Barbera con mio fratello, eravamo matti. Tifavo per Cappioli e La Grotteria. Ma dopo essere stato scartato, basta. E’ la mia città, ci abitano i miei cari, ma quando ci gioco contro… L’anno scorso ho vinto col Parma. Non vedo l’ora: certo, mi serviranno un po’ di accrediti… Ma ancora c’è tempo – ricorda – Il Carpi è stata la parte più importante della mia carriera, con tre promozioni dalla C2 alla A, la retrocessione in B all’ultima giornata e poi una finale playoff per la A perduta. Insigne? E’ un fenomeno, l’italiano più forte che c’è, lo dicevo a suo fratello che era con me nel Parma. Occhio però a Chiesa… Il mio preferito comunque è sempre stato Ribery, guardavo i suoi video prima delle partite. Le promozioni in A con Carpi e Parma? “Diverse ma inattese entrambe. Quella di Carpi è stata una vera impresa, il Parma invece veniva dalla C; la squadra era forte, ma noi pensavamo solo ai playoff. E’ stato decisivo vincere gli scontri diretti. Cosa manca al Verona? Dieci partite, una per volta: serve continuità. Non bisogna sbagliare le partite che contano e sapere che, male che vada, bisognerà fare i playoff nella posizione migliore. Beh a parte il Brescia, che è forte e ha un Donnarumma in stato di grazia, con le altre ce la giochiamo. Non cerco rivincite, a me basta vincere. E occhio al Lecce, ha entusiasmo”. Il Brescia però avrà la doppia sosta: non è un rischio? “Non è detto, magari recupera gli infortunati”. Come vivo a Verona? “Molto bene, stiamo in centro. Abitiamo vicino a una chiesa e ci andiamo spesso”. Lei giocava a Carpi e la sua fidanzata era a Palermo. Una storia d’amore d’altri tempi… “Siamo stati fidanzati a distanza per otto anni. Le famiglie sono all’antica. Maria è venuta a Carpi quando ci siamo sposati”. Poi è nato Emanuel. “Ho un tatuaggio per lui, con una frase di mia madre, la A di Carpi e di Parma. C’è spazio per la terza. Se Dio vuole…”.