“Bucchi mi ha permesso di diventare il calciatore che sono oggi. Mi ha sempre fatto sentire un attaccante forte. Ha esaltato le mie caratteristiche, limandomi i movimenti con l’intento di rendermi costantemente pericoloso, programmandomi per i gol. Insieme ci siamo presi tante soddisfazioni. Spero, stavolta, di dargli un dispiacere… Domenica sarà un confronto difficile, perché il Benevento è un’ottima squadra, impostata per competere al vertice. Ma attenzione: anche l’Hellas Verona lo è. Per superare questo momento non ci vogliono alchimie sofisticate: la chiave sta nell’applicazione quotidiana negli allenamenti, non soltanto in partita. E mai perdere di vista il pensiero positivo: è innanzitutto, la voglia di vincere che ti spinge ad andare oltre le fasi più complicate che si attraversano. Se le pressioni caricano o disturbano? È una molla favorevole, ritengo sia stimolante. Non è un peso, anzi. Vengo da dei campionati importanti e sono consapevole delle aspettative che ci sono. Il Verona ha investito tanto su di me. Riconfermarsi non è mai facile, ma se riesci a farlo è tutto più bello. Qualche infortunio ha frenato il mio avvio in gialloblù, ma sto finalmente entrando in forma. Non è stato semplice stare fuori per diverse settimane proprio all’inizio dell’annata. Ho vissuto tre mesi particolari, avendo dovuto ricostruire la mia preparazione fisica. Adesso sono pronto – ha dichiarato l’attaccante dell’Hellas Verona, Samuel Di Carmine, a La Gazzetta dello Sport – Cosa mi serve per essere più decisivo? Fondamentale è che mi senta bene e che sia in grado di poter rendere al 100%, e di farlo per tutta la durata della partita. Il mio è un tipo di gioco basato sull’attacco alla profondità e le accellerazioni: quando sono al massimo della forma ogni cosa mi viene meglio. Per adesso ho segnato solamente in casa: è ora che mi sblocchi in trasferta. Lo scorso anno ne ho fatti 22 a Perugia e non siamo stati promossi. La Serie A è un traguardo che si coglie partendo dal concetto complessivo di squadra. Più uomini segnano, più hai delle chance di arrivarci. E più sai difendere collettivamente, più il sistema funziona. Allo stesso modo, è ovvio, avere degli attaccanti che garantiscono certo riscontri aiuta tanto. Pazzini? Il Pazzo è un grande centravanti: sì, possiamo anche giocare insieme. Come a Brescia, anche se ad essere franchi, non ha funzionato nulla. Quella partita ci ha dimostrato che se manca la prestazione dell’intera squadra puoi impiegare uno, due, tre oppure dieci attaccanti e comunque i risultati e i punti non arrivano. Bentegodi deserto col Palermo? Ti manca l’emozione di esultare con loro. Chiara, il gol è sempre gol: quando ne fai 16 contento, figuriamoci. Senza la gente, però, non è la stessa cosa. Tanto più a Verona, una piazza che ti dà responsabilità, che ha ambizioni da grande. Poter condividere la gioia con le persone che amano la squadra, i colori, è il meglio. Il senso del gioco del calcio è questo, no? – conclude Di Carmine – Grosso? Ha una precisa idea di calcio. Di giorno in giorno, come Bucchi, Grosso mi trasmette qualcosa di nuovo per essere utile alla squadra. Così, da lui, sto imparando che cosa significhi avere una grande etica di lavoro. E, insieme, la fame di migliorarsi”.