Il presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, si racconta a La Gazzetta dello Sport. Dal calendario della Serie A TIM 2015/16, alla crescita assieme al tecnico ravvenate, da Sogliano a Bigon, dall’ammodernamento del Bentegodi al nuovo centro sportivo vicino al centro di Verona.

“Roma, Inter e Lazio nelle prime 6 giornate: una partenza durissima, come nel primo anno di A. Però sta venendo su una buona squadra: vorrei qualche punto in più rispetto allo scorso anno, magari contro le big. Più italiani ed età più bassa? Gli italiani creano meno problemi e la squadra fa più gruppo: ci sono momenti in cui essere uniti aiuta. L’età? In A bisogna correre, anche un vecchietto (sorride, ndr ) come Toni lo fa, ma lui è un fenomeno. Lo scorso anno contro il Genoa abbiamo perso 5-2 a Marassi e tra noi e loro c’erano quasi 70 anni di differenza. Chi corre di più vince. Il cambio Sogliano-Bigon? Sogliano è un istintivo, un solista che mi portava a casa il lavoro già bello e fatto. E’ stato un bel ciclo, poi ho deciso di voltare pagina. Bigon è più riflessivo, per organizzazione e modo di lavorare è un tedesco e rende partecipe delle operazioni in corso. Preferisco questo metodo. Se Mandorlini ha mai rischiato l’esonero? Ci sono stati un paio di momenti delicati: in B e lo scorso anno dopo 5 partite perse di fila. Situazioni risolte grazie a confronti leali. Siamo maturati assieme e lui ha capito che in A bisogna comportarsi diversamente. Nei primi anni di Verona faceva da parafulmine per tutto, da quando ha una struttura organizzata alle spalle e fa solo l’allenatore le cose sono migliorate. Propone un bel gioco e i gol li fa fare, ora deve aggiustare la fase difensiva e nei primi test ho visto una difesa più alta, compatta è vicina alla metà campo. Stadio di proprietà e centro sportivo, qual è la priorità? Per il Bentegodi c’è l’idea di migliorarlo assieme al Chievo: serve una struttura vivibile per le famiglie e appetibile dal punto di vista commerciale. Verona e l’Hellas vivono in simbiosi: abbiamo già oltre 12mila abbonati e lo scorso anno più di 21mila presenze di media a partita. E la Verona intollerante non esiste più: club e tifosi hanno fatto insieme un percorso di crescita. Ma ora penso soprattutto al centro sportivo: c’è un quasi sì per l’arra del Fortino di Lugagnano. Lì vorrei tutto il Verona, dalle giovanili alla prima squadra con tecnici a stretto contatto tra loro”.