La tripletta di Fabrizio Fermanelli a Cesena, le parate di Attilio Gregori e i sogni di Gianni Cefis. E poi Alessandro Manetti che scatta in dribbling e va sulla bandierina, Claudio Lunini a Venezia, Lamberto Piovanelli col Piacenza, il primo gol di Fabrizio Cammarata tra i professionisti, il cuore di Diego Caverzan, le sconfitte più delle vittorie, Fabrizio Casazza e un giorno a Cosenza, la fede di Paolo Piubelli, il galoppo di Vincenzo Esposito in una partita con l’Ascoli, Pippo Inzaghi e il posto in cui ogni cosa ebbe inizio. Tutto quello che, come dice Bortolo Mutti, ha significato essere Verona, esserlo in quel momento. Questo è "Continuavano a chiamarlo Hellas – Gli anni del Verona Football Club” (Eclettica Edizioni, 141 pagine, 16 euro), ultimo libro di Matteo Fontana, giornalista sportivo che scrive per il “Corriere del Veneto” ed è corrispondente per “La Gazzetta dello Sport”. Un viaggio sentimentale che porta al tempo in cui la squadra gialloblù, dopo il fallimento del club, nel 1991, visse stagioni difficili eppure – o forse proprio per questo – romantiche. A tratteggiarlo sono in presa diretta i giocatori dell’epoca.

Si legge sulla quarta di copertina: “Ci sono gli allenamenti all’antistadio, le lunghe trasferte in pullman, i ritiri a oltranza, mentre arriva la pay-tv. Storie di calcio, di uomini. Di un Verona terenamente passionale, raccontato attraverso le parole dei protagonisti".

Prefazione (magnifica) di Damiano Tommasi.