“Sono ormai novantenne, è cambiato tutto, ma rimangono le gratificazioni per quanto quel Verona seppe fare. Pensavamo di poterla vincere, la coppa Uefa. Non sarebbe stato come conquistare di nuovo lo scudetto, ma avrebbe rappresentato una tappa storica per il club. La dimensione del Verona, nel calcio di oggi, è quello di una squadra che deve lottare per restare in A. I miracoli non appartengono più al pallone, perlomeno in Italia. Il divario di risorse tra i grandi club e medio-piccoli è troppo ampio. Se è solo una questione di soldi? Se si vuole rendere più vivo il campionato servono norme che consentono di spartire con equità i proventi. Altrimenti allo stadio ci andrà sempre meno gente. Mi delude molto vedere spesso gli spalti vuoti. E le tv hanno rovinato tutto. Se l’Hellas si salverà? Contro il Chievo ho visto dei segnali importanti. Temevo che ci avrebbero battuto: loro hanno sempre avuto una squadra aggressiva, ma stavolta lo siamo stati di più noi. Ora il campionato è riaperto e mi pare che l’Hellas abbia trovato lo spirito che serve per stare in A. Se riguardo i miei anni da proprietario del Verona provo una profonda sofferenza. Essere presidente dell’Hellas è molto difficile. Io ho pagato con la galera, con la morte civile. Un dolore incancellabile. Che cosa mi ha dato di buono il Verona? Le gioie sul campo e legami con chi ne faceva parte. Con Osvaldo Bagnoli parliamo più adesso di quando allenava. E poi i giocatori. Ottimi rapporti con tutti, all’insegna del rispetto, dei valori umani che condividevamo. Soltanto con Cervone ebbi uno scontro. Gli rimproverai certi comportamenti fuori dal campo e mi invitò sgarbatamente a occuparmi soltanto di quanto faceva da giocatore – ha dichiarato l’ex presidente dell’Hellas Verona, Ferdinando Chiampan, a La Gazzetta dello Sport – Consigli per Setti? Consigli non ne posso dare. Ha già fatto certe riflessioni. Nelle settimane scorse ha fatto chiarezza su certi lati della suggestione che suscitavano dubbi, raccontando la sua verità, che come tale va accettata. Trovo che sia un imprenditore serio; l’ho conosciuto personalmente. Ha portato e tenuto l’Hellas in serie A. Non è roba da ridere. Per mantenere la categoria ha messo nel Verona quello che è nelle sue possibilità. I risultati sportivi sono l’obiettivo di chi fa calcio, ma i bilanci non possono essere messi in disparte. Io dissi di no a Berlusconi che voleva che gli cedessimo Antonio di Gennaro. Me ne pentii? No, perché per Bagnoli era un giocatore fondamentale. Ma adesso, nel calcio, certi rifiuti non si possono più pronunciare. Il mio Verona europeo (domani saranno passati trent’anni, 16 marzo 1988, ultima partita, ndr) in una immagine? Le trasferte. Ancora Bucarest: alloggiavamo in un albergo elegante, ma distanza c’era soltanto lampadina che diffondevano luce fioca. Non c’erano soldi per energia. La Romania era in ginocchio, la gente era povera. Lo stadio in cui giocammo che arrivo a pezzi. Scendeva la neve. Preben Elkjaer segnò il gol con cui vinceremo. Non so se accadrà mai, ma vorrei vedere di nuovo l’Hellas in Europa. Un sogno, ogni tanto, provo a permettermelo”.