Non sono mai stato un ragazzo molto social, non ho mai condiviso molto della mia vita privata, ma oggi mi sento di farlo. Una settimana fa ho deciso definitivamente di appendere le scarpe al chiodo. Una scelta alla quale ho riflettuto molto. negli ultimi tre anni ero provato sotto il punto di vista fisico ma soprattutto mentale, era un continua sofferenza ,ma ho sempre rimandato perché ero molto bravo in quello che facevo ed avevo l’ambizione di ritornare ad alti livelli. solo adesso ho la consapevolezza di fare la cosa giusta prendo questa decisione a causa delle condizione fisiche disastrose in cui versa il mio piede destro, che non solo non mi permettono più di essere competitivo ad alti livelli ma non mi lascia svolgere attività sportive amatoriali senza dolore.
Una brutta distorsione nel 2017 al termine di una buona stagione a 19 anni che mi stava rilanciando nel calcio in cui ho sempre amato giocare, a causa dell’incompetenza ,la superficialità e la malizia di diverso personale medico e calcistico, si è trasformato in un danno permanente. Un’odissea per cercare di tornare in campo, passavo le giornate tra ospedali studi fisioterapici invano, a nulla servivano gli esami, le punture, i ricoveri ecc.. Nessuno riusciva a capire lo stato del mio piede (tendine tibiale rotto, legamento calcaneo- navicolare rotto) e le cause dei miei dolori (dai 20 ai 22 anni facevo fatica a camminare) fino a quando sono stato messo in dubbio moralmente. Mi sono quindi trovato nelle condizioni di fare decine di iniezioni di cortisone per giocare, il risultato? Scendevo in campo in condizioni a dir poco proibitive con un piede piatto deformato che non controllavo più continuando a sentirmi dire dai medici e dagli ‘esperti’ che stavo bene, che tutto andava bene. Ero sempre nervoso e scontento perché da una parte volevo giocare, dall’altra ero sempre dolente ed incapace di una buona prestazione sportiva rispetto ciò che sapevo poter dare. Oggi in seguito a 3 interventi, senza più un tendine(tibiale posteriore) e la presenza di legamenti danneggiati irreversibilmente, con l’ausilio di un plantare riesco a camminare tranquillamente senza dolore, ma già la corsa mi è difficile, figuriamoci una carriera sportiva. Diversi sono i rimorsi che mi perseguitano, come quello di non essere riuscito ad esprimere il mio potenziale, ma al momento, il più grande è sicuramente quello di aver giocato e di essermi allenato in queste condizioni mostrandomi agli occhi di tutti coloro che non conoscevano i fatti (spettatori, tifosi, nuovi compagni) un giocatore che non ha nulla a che vedere con il Luca pre infortunio. Gioco a calcio da quando ho 4 anni, sono cresciuto con un pallone tra i piedi, sono cresciuto e diventato uomo con lui, da sport è diventato lavoro, ma non sono mai stato mosso dai soldi, chi mi conosce lo sa, bensì dalla passione ed ambizione; ho sacrificato tutto per il calcio, è una parte di me, per questo il fatto che mi venga sottratto in questo modo, mi fa male e non riesco ancora a digerirlo, ma con il tempo sono sicuro che passerà. Ci tengo inoltre a ringraziare tutte le persone (dirigenti, amici, terapisti, medici, allenatori e compagni) che mi hanno voluto bene, che mi sono state vicine nel bene e nel male durante il mio percorso vi penso spesso anche se non mi faccio sentire molto spesso.

Checco

Il messaggio pubblicato sui social dall’ex centrocampista dell’Hellas Verona, Luca Checchin, costretto a ritirarsi a soli 23 anni a causa della negligenza di personale medico e calcistico. Un grosso in bocca al lupo, caro Checco, da parte di Hellas Live.