La prima volta non si scorda mai, tanto più se hai 19 anni e segni in un derby: “Che emozione… Si giocava la do- menica sera, cosa piuttosto rara per la serie B dell’epoca. Entro in campo e nel giro di pochi minuti butto dentro il pallone dell’1-1”. Fabrizio Cammarata sorride e sospira: “Ero al debutto tra i professionisti e feci subito gol. La partita era di spicco, un Verona-Venezia d’alta classifica, anche se poi, a fine campionato, né noi né loro arrivammo a posizioni di vertice”. Era il 9 ottobre 1994 e il biondo attaccante nisseno iniziò a prenderci gusto. Cammarata, lei con il Venezia ha sempre avuto un conto aperto… “Eh, in effetti nel 1996 mi ripetei: diedi il cambio a Totò De Vitis e firmai la rete del 2-1, negli ultimi minuti, una vittoria che ci portò più vicini alla promozione in A”. Due stagioni prima, invece, fu pareggio. “Passarono loro con un “certo” Christian Vieri. Dopo ci fu quel mio gol, in un am- biente caldissimo. Il Bentegodi era carico, i tifosi sostenevano la squadra con forza straordinaria, i cori rimbalzano in cielo”. Lo sa che ora, invece, il clima è freddo? ”I risultati non sono quelli attesi, anche un pubblico appassionato soffre. Sono però certo che presto non sarà più così: la gente di Verona ama alla follia la propria squadra. Basta un solo attimo per riac- cendersi” – si legge sul Corriere di Verona – Ma quell’attimo si fa attendere, non crede? “In questo momento pensare di salire direttamente in A è azzardato ma non ci si deve arrendere. Il campionato di B svolta sempre in primavera, da marzo in avanti anche le gerarchie che paiono più consolidate possono venire sconvolte. E comunque si va su anche con i playoff. E l’Hellas non mollerà”. Ha visto la partita persa con il Lecce? “No, ma ho letto e ho sentito. Peccato, era l’occasione per scattare ancora. Le vittorie con Spezia e Salernitana avevano dato nuovo slancio al Verona. Eppure, battendo il Venezia, quello di martedì diventerebbe un incidente di percorso, da addebitare anche alle tante assenze”. Un Venezia che non sta bene, peraltro. Zenga è a ri- schio, cosa ne pensa? “Attenzione: Zenga è subentrato e ha portato immediati riscontri positivi. Dopo c’è stato il calo ma questo Venezia è una formazione molto combattiva. Con l’Hellas sarà una bella battaglia. Altrimenti che derby sarebbe…”. Ma come lo può vincere il Verona? Con la qualità dei suoi giocatori. E io ho fiducia in Grosso. Lo conosco, è un’ottima persona e sa quel che c’è fare. Che sia stato messo in discussione fa parte della storia del calcio: è stato bravo a risollevare la squadra, sei punti in due giornate non si prendono per caso. A Lecce è andata storta ma non drammatizziamo, nulla è perduto”. Lei ha segnato 42 gol con la maglia gialloblù: sa che Giampaolo Pazzini l’ha appena sorpassata, toccando le 43 marcature? “E mi fa piacere, perché stiamo parlando di un attaccante formidabile. Per l’Hellas può essere quel che è stato per il nostro Verona, nel 1996 e nel 1999, De Vitis: un trascinatore dentro e fuori dal campo. La carriera e il carattere sono lì a testimoniare quanto abbia da dare”. Di Carmine, invece, fatica. “Gli infortuni l’hanno frenato. Ma non si deve abbattere, è un bomber, sarà decisivo. E poi voglio citare Lubomir Tupta: l’ho visto quando ero allenatore alla Primavera del Pescara, in una gara con il Verona. Ragazzi, questo ha stoffa… Con punte come lui, Di Carmine e Pazzini, l’Hellas ha tutto per salire sul treno per la serie A”.