”Dopo due mesi è stata una bella emozione, perché stare per molto tempo a casa senza fare quello che ci piace non è semplice. Sono contento di aver ripreso l’attività e di aver rivisto i miei compagni. Ho un buon rapporto con tutti. Sono ragazzi spettacolari, è un piacere stare con loro, anche con lo staff. Nel mio gruppo c’erano Adjapong, Eysseric, Lucas e Stepinski. Poi abbiamo visto anche gli altri ragazzi, che hanno iniziato un po’ prima di noi. La mia famiglia è rimasta in Russia? Mia moglie e i miei figli erano in Russia per questioni burocratiche legate al passaporto, poi c’è stato il lockdown. Stiamo cercando di risolvere la questione, stare due mesi senza la famiglia non è semplice. Spero di rivederli il prima possibile, anche se adesso non credo sia possibile. È dura stare senza di loro, è tutta un’altra vita. Sono stato sette anni in Russia e penso di aver lasciato un buon ricordo. Rifarei la stessa scelta, lo Spartak è un po’ la Juventus di Russia. È motivo d’orgoglio aver giocato per quella squadra. Il rapporto c’è con Pazzini? Bellissimo, lo conoscevo dai tempi della Nazionale e dei derby tra Genoa e Samp. È una grande persona, è un piacere per me essere suo amico. Durante il lockdown mi sono fatto spedire un tapis roulant. In questo periodo mi ha aiutato tanto, perché non è semplice restare fermi per due mesi. Poi non sono giovanissimo, quindi mi è servito molto. Quest’anno qualche infortunio di troppo? Non è stato facile. Il primo infortunio l’ho subito a inizio ritiro, è stato sicuramente un ostacolo per il mio percorso qui, almeno all’inizio. Poi ho avuto una ricaduta. Non è stato un inizio dei più felici. Poi mi sono rimesso in forma, ho giocato qualche partita, e c’è stato un nuovo infortunio. Ma devo fare i complimenti a chi ha giocato prima di me, hanno fatto benissimo. Era da un po’ che il Verona non stava così in alto in classifica.
Perché ho scelto Verona? Avevo voglia di tornare, di rimettermi in gioco. Colsi al volo l’opportunità di venire a Verona, me ne avevano sempre parlato bene: è stata una chance importante per me. Mi avevano sempre raccontato quanto fosse calda la tifoseria, e quando si è presentata l’opportunità di venire qui non ci ho pensato più di tanto. All’inizio ci davano per spacciati, quindi questo è un altro motivo d’orgoglio per essere così in alto in classifica. Dobbiamo continuare su questa strada e fare ancora meglio. Kumbulla? Sta facendo una grande annata. Ma anche altri ragazzi hanno fatto molto bene. Rrahmani, Amrabat, Veloso, Lazovic… Per me ha inciso la forza del gruppo, più che il singolo. Non era semplice creare un gruppo così forte in poco tempo, ne va dato atto anche al mister, che ha fatto un gran lavoro sin dall’inizio. A Marash ho consigliato di continuare a giocare come sa. Stare con i piedi per terra, e pensare ad altre squadre solo a fine stagione, perché adesso è di proprietà del Verona. Lo scudetto dell’Hellas? Quel calcio non lo ricordo molto, se si escludono alcuni video che mostravano a Napoli, quando facevano vedere i gol di Maradona. Il mio procuratore è di Verona, mi ha sempre raccontato di quella squadra, dello storico Scudetto. Vedo la gioia negli occhi della gente quando parla di quel trionfo. Vincere uno Scudetto contro squadre blasonate come Milan e Juventus è motivo d’orgoglio. Cosa mi piace della città? Una cosa che posso dire di Verona è che è un po’ sottovalutata in Italia. Viene messa dietro a città come Roma, Milano e Firenze, ma non ha nulla da invidiargli. Qui si vive benissimo, forse è compito del sindaco pubblicizzarla un po’ di più. Com’è il Bentegodi quando spinge forte? Quando tante persone ti incitano sei sempre portato a dare qualcosina in più. Sentire il boato dello stadio è un’emozione unica, che io posso raccontare" ha dichiarato sul profilo Instagram dell’Hellas Verona, il difensore Salvatore Bocchetti.