“Verona è il posto dove mi sono trovato meglio. Adoro la vostra terra. Arrivai all’Hellas in un anno di transizione (2011/12, ndr), la squadra era appena salita dalla C. Non c’erano nomi altisonanti, poi sono emersi ragazzi come Jorginho e Tachtisidis. La società era in evoluzione. Ricordo Martinelli, stava investendo. Lavorava per Verona. Poneva le basi per il futuro. Quello che hai oggi è frutto anche del passato. E del cuore di Martinelli che batte nell’Hellas di oggi. La promozione, il salto, fa parte di questo percorso iniziato molto prima – ha dichiarato a L’Arena il doppio ex di Hellas Verona e Ascoli, Sasha Bjelanovic – Mandorlini? Il mister è un tipo impulsivo, che non sempre si riesce a capire. E che a volte ha pagato a caro prezzo la sua sincerità. Ma conosce il mestiere. E le sue squadre hanno una filosofia di calcio molto ben impostata. Credo che nessuno possa dire il contrario a Verona. Dove ha vinto, scalato categorie, e si è riconfermato. A volte si riescono a superare i problemi grazie all’affetto e alla passione della gente. Ricordo i cori, la Curva piena. Gli applausi e pure il sostegno incondizionato nei momenti di maggiore difficoltà. L’Hellas Verona di oggi? Sento ancora ex compagni, pure l’attuale ds D’Amico. Non ho mai perso la mia voglia di Verona. Il campionato è incerto e all’Hellas manca ancora qualcosa per riuscire a fare il definitivo salto di qualità. Le ultime partite hanno detto che il Verona sta bene, sa vincere, sa prendersi le partite al momento giusto. Forse si è trovata la strada da seguire. L’Ascoli? Sono più pericolosi in trasferta che in casa. La classifica di oggi non rispecchia il loro vero valore. Invito tutti a stare attenti a Ninkovic. Vorrei fosse Pazzini l’uomo della felicità. Ha già lanciato messaggi forti quest’anno. Può essere lui l’uomo della svolta”.