Tre interventi alla schiena e alle anche. Il rischio non solo di abbandonare il mondo del calcio ma di rimanere per tutto il resto dei tuoi giorni su una sedia a rotelle. Un incubo, quello di Matteo Bianchetti, durato dal Luglio 2017 a pochi mesi fa. La vittoria più grande il difensore gialloblù l’ha ottenuta fuori dal campo, grazie anche e soprattutto a Debora, con cui convolerà a nozze il 15 giugno. “Mi sveglio alla mattina nel mio letto, in ritiro a Primiero San Martino di Castrozza con la schiena che mi fa male e la sera sono sotto i ferri, operato d’urgenza alla spina dorsale. Cinque ore e mezza di intervento, il risveglio, la grande paura per Debora, i suoi e i miei genitori. Da lì sono ripartito – ha raccontato Bianchetti a La Gazzetta dello Sport – Per mesi l’80 percento delle mie giornate le trascorrevo tra il letto e il divano. Portavo un busto, i movimenti che mi erano consentiti erano minimi. Debora è sempre stata al mio fianco, in ogni istante. Mi sono rialzato poco per volta. Il rischio della paralisi era stato superato. Ho ripreso a correre e a giocare”. Uno spezzone di gara a San Siro con l’Inter, una intera con il Cagliari. E poi? “Ero pronto per la partita successiva, a Bologna, ma avvertivo un fastidio all’anca sinistra. Nuovi controlli, ed ecco la mazzata: mi dicono che se scendo in campo non è da escludere che vada incontro a una ricaduta, e allora sì che avrei dovuto dire addio al calcio. Ho vissuto momenti duri, peggiori di quelli del primo stop. Lo confesso: non è stato facile resistere – spiega il difensore dell’Hellas Verona – Mi riprendo, ottengo il nulla osta dai sanitari, parto per il ritiro. Due allenamenti e mi fratturo la solita anca. Altra operazione. Ormai, però, non mi spaventa più niente. Ho trascorso settimane e settimane in palestra, all’Isokinetic. Due sedute al giorno, mattina e pomeriggio, vita sociale azzerata. A dicembre ci sono: vengo convocato per la trasferta di Livorno. Restiamo senza centrali, entro. Va tutto bene, ed eccoci qui”. E venerdì sera allo stadio Curi di Perugia il ritorno al gol. “Un gol che sa di vita: questo è il commento che ho letto e che mi è piaciuto più di ogni altro. Può essere una frase banale, ma è vero che nella sofferenza cresci, che trovi te stesso. Non è soltanto una questione che riguarda il calcio: ti senti differente come uomo”. Una grande forza quella di Matteo Bianchetti, messa oggi a disposizione per l’Hellas Verona. “In tanti ci davano alla deriva, e invece ci siamo rilanciati. C’è stata una svolta? Deve essere così, ma quella decisiva arriva solamente alla fine. Con l’Hellas ho già colto due promozioni in A. Una da comprimario, l’altra da presenza stabile. Sogno la terza: sarebbe bellissima”. Matrimonio più promozione? “Debora mi ha cambiato. Stiamo insieme da novembre 2013, il nostro è stato un colpo di fulmine vero. Da lei ho imparato a farmi scivolare via le preoccupazioni, ad alleggerire le pressioni. Grazie a lei non bado più a certe cose. Le ho chiesto di sposarmi a Ortisei, sulle montagne, dove amiamo rifugiarci. Desideriamo avere una famiglia numerosa, i bambini sono splendidi: in futuro vorrei aprire una scuola calcio, trasmettere dei valori. Abbiamo preso casa a Bussolengo, appena fuori città. Questo è il posto in cui ho scelto di fermarmi. Per Debora, con Debora. Verona, il Verona, per noi significa un amore senza fine”.