Nella quotidiana finestra (ore 18) sul profilo Instagram di Hellas Live, ospite l’ex attaccante dell’Hellas Verona, Emanuele Berrettoni, direttore sportivo del Pordenone.

“La mia avventura in gialloblù è stata la più importante della mia carriera. Ricordi indelebili mi legano all’Hellas Verona, come lo spareggio contro la Salernitana che valse il ritorno in Serie B. Ogni tanto la rivedo quella partita, che emozioni… Tante gioie ho vissuto in riva all’Adige ma anche dolori, com’è normale nella vita di tutti i giorni. Con Remondina, al mio primo anno in gialloblù, dopo aver primeggiato per sette mesi, non riuscimmo ad andare in cadetteria. La sconfitta di Marcianise ruppe definitivamente il giocattolo e poi ci fu la gara contro il Portogruaro, col gol di Bocalon che oggi a Pordenone è un mio giocatore, che ci condannò ai playoff contro il Pescara. Poi sappiamo tutti com’è andata a finire… L’anno dopo, iniziammo malissimo con Giannini ma con l’arrivo di Mandorlini cambió tutto a riuscimmo, da quinti, ad andare in Serie B via playoff. E pensare che uno dei giocatori più decisivi di quella fantastica cavalcata, a gennaio doveva cambiare casacca. Nicola Ferrari su l’assoluto protagonista di quella strepitosa rincorsa culminata a Salerno – racconta Berrettoni a Hellas Live – Ho tanti bei ricordi che mi legano alla città ed ai tifosi di Verona. Il presidente Giovanni Martinelli è l’emblema della rinascita dell’Hellas. Ne ho conosciuti pochissimi di uomini come lui, una persona meravigliosa. Tre anni in riva all’Adige e tre playoff? E chi si dimentica l’ultimo, anche se quell’anno lo abbiamo perso non tanto per i rigori non concessi contro il Varese, ma per il pareggio di Bergamo contro l’Albinoleffe. Il Verona di Juric? È una squadra che va forte, che corre e che azzera la differenza con le squadre più forti. Juric lo conosco bene perché abbiamo giocato insieme (Crotone, ndr) sotto la guida di Gasperini. Sa tenere la squadra alta con tantissima intensità. È uno tosto, “cattivo” e la sua filosofia è se corri e ti alleni tanto giochi, mentre se non ti alleni con la giusta intensitá non giochi. Il soprannome Caciola?Puliero era un’icona per i veronesi e la carica che ci trasmetteva già nel tunnel era unica”. Foto zimbio