“La situazione è grave, ci sono persone che muoiono e soffrono ogni giorno. L’unica vera strada conduce alle porte chiuse che, ad un club come il nostro, comporterà un mancato incasso da qui a fine stagione di 2 milioni di euro. Bisogna ricordare che dovremmo ospitare al Bentegodi squadre del calibro di Napoli, Inter e Atalanta. Tre delle prime quattro, con una posizione di classifica nostra che dava maggiore appeal a tutte queste sfide. I ricavi dalla biglietteria? Non è più impattante come un tempo, però per l’Hellas ha una grande rilevanza di tifo e rappresenta il 15% del fatturato – ha dichiarato a L’Arena il direttore operativo dell’Hellas Verona, Francesco Barresi – Precisiamo, il calcio oggi è un lavoro come tanti altri. Il club è un’azienda e come tante altre attività lavorative, deve essere vista. È chiaro poi che c’è la passione, il tifo e lo sport. Non c’è differenza oggi tra riaprire un’azienda che produce automobili ed il calcio. Ci sono tante persone che lavora intorno al pallone. Nello casse dello Stato come indotto, il nostro movimento porta qualcosa come 3 miliardi di euro. Oltre all’aspetto economico, c’è quello sociale. Taglio stipendi? Nel bilancio di un club medio-piccolo, gli emolumenti dei calciatori rappresentano più o meno il 70% dei costi. Un argomento che viene e verrà dibattuto nelle sedi più opportune. Il nostro presidente Maurizio Setti ha già pagato, a differenza di altre società, in anticipo a tutti i dipendenti la mensilità di aprile, visto il momento delicato.