“Ora posso lavorare al massimo per tornare al top. Ho avuto paura, ma appena i dottori mi hanno spiegato cosa fosse mi sono tranquillizzato e ho cercato di capire cosa potessi fare. Ho chiamato la mia famiglia in Ghana: “State sereni, i dottori mi aiuteranno”. È stato un po’ più difficile con mia madre Teresa a cui ho dovuto ripeterlo cento volte e aggiungerci diverse videochiamate con Whatapp. Ma la mamma è sempre la mamma (ride, ndr). Come è emerso il problema? Una sera di agosto dopo l’allenamento di giornata stavo riposando a letto, vivevo da solo in quel periodo, cercavo di addormentarmi e ho sentito una fitta sul lato destro, mentre respiravo. Era circa l’una di notte e ho chiamato il dottore Dario Donato, responsabile sanitario del Verona. Per fortuna era sveglio, a volte il destino… Nel frattempo ha avvertito il fisioterapista Umberto Improta che abita più vicino e mi ha raggiunto. Poi ho preso una pastiglia e fatto un esame. E il giorno dopo ero in campo ad allenarmi. La sera, però, mi è successo di nuovo. Ho fatto altri esami ed è emerso il problema – ha dichiarato Emmanuel Badu a La Gazzetta dello Sport – Cosa ho pensato? A come guarire, prima di tutto. E poi se sarei potuto tornare a giocare. Mi dicevano di avere pazienza, di prendermi cura prima della salute. E non ho avuto modo di pensare a ciò che avrei dovuto inventarmi se avessi smesso di giocare. Ho preferito stare vicino alla squadra in quei momenti, per poter essere d’aiuto anche da fermo. È stato un periodo di grande stress. Adesso mi sento un uomo più forte. Come calciatore posso fare di più e lavorare ancora meglio. Sto recuperando molto bene anche se ovviamente mi manca il ritmo, devo aiutare la squadra. Il mio obiettivo è stare bene. Cosa mi ha detto Juric quando sono tornato disponibile? Un semplice “Bentornato” ma all’atto pratico durante gli allenamenti mi diceva di andare piano, di non esagerare. Cercherò di recuperare il prima possibile la mia condizione migliore per aiutare la squadra a salvarsi. Dopo tre settimane di ritiro avevo capito che c’era il gruppo. Merito alla società e a Juric che hanno costruito la squadra. Domenica il Lecce? Sarà dura, una gara complicata ma se giochiamo come sappiamo, possiamo farla nostra. Se dovessi sognare? Guarderei i tifosi che mi hanno sempre sostenuto e poi vorrei intorno a me, compagni e staff. Sono stati la mia forza con la società. Che ragazzo è Emmanuel? Sono sempre stata una persona open mind, sorridente, disponibile. Da 10 anni non mi arrabbio più, voglio vivere la vita senza troppi pensieri. Mi piace la musica, guardo film ghanesi. Quanti fratelli ho? Nove: siamo 5 maschi e 5 femmine. Il più grande ha 58 anni, il più piccolo 25, io sono il penultimo. Hanno studiato tutti, tranne me. Nipoti? Ne ho 18!”.