“Il feeling coi tifosi del Verona è nato spontaneo, sin dal mio debutto, contro il Bologna, quando sono entrato in campo nel secondo tempo. Sono bastati due palloni recuperati e ho sentito l’urlo di Bentegodi alzarsi altissimo. Il mio ruolo preferito? Diciamo che a centrocampo posso ricoprirli un po’ tutti. Posso giocare in un centrocampo a due come interno oppure in un centrocampo a tre, come mezz’ala. In passato ho giocato anche in posizione più avanzata. Io uomo squadra? Sì, ma nel senso che metto sempre l’esigenza della squadra al primo posto. Il mio arrivo a Verona? È stata una trattativa lunga, iniziata già a fine giugno. All’inizio la richiesta del Brugge era molto alta, diciamo fuori dalla portata dell’Hellas, che però non ho mai fatto tramontare la trattativa. E questo è un aspetto che mi ha colpito molto. Il DS D’Amico e il mister, chiamandomi più volte, mi hanno fatto sentire un calciatore importante nel loro progetto tecnico. Ed io volevo il Verona e la Serie A – ha dichiarato Sofyan Amrabat a L’Arena – Juric ha detto che resto sino a fine campionato? E perché dovrei muovermi da Verona? Qui sto bene e coi miei compagni abbiamo una missione da condurre in porto. Gli ostacoli e le difficoltà non mancheranno, ma possiamo farcela. E poi c’è Juric, una persona schietta e trasparente come piace a me. Ti dice quello che vuole ma anche quello che pensa di te. Così è bello, così è più facile per tutti. Il concetto di calcio di Juric, si sposa col mio: offensivo, propositivo, aggressivo, mai speculativo… La classifica? È importante. Ma per ora non la guardo. Mi piace soffermarmi sulle nostre prestazioni. Sinora sono state tutte di livello. Per capirci: ce la siamo giocata con tutti. Prima di tutto voglio consacrarmi nel Verona. Il resto viene dopo e per ora non ci penso neanche. Cagliari prima e Sampdoria poi? Due partite importanti, ma nè più nè meno di quelle che abbiamo giocato e di quelle che giocheremo più avanti. Noi dobbiamo scendere in campo, sempre con la feroce determinazione di portare a casa un risultato utile. Veloso il leader? Lui è un leader, ma non è l’unico. Nel nostro spogliatoio di personalità forti ce ne sono tante”.