“Gli bastano gli insegnamenti di Fabio Pecchia, che sa benissimo cosa significhi essere un centrocampista e, da giocatore, l’ha fatto in maniera eccellente. Mattia si sta completando. In quella posizione può maturare appieno. Io e lui a confronto? Avevo corsa e non mi fermavo mai, ma tutto il resto delle qualità se le è prese mio figlio – ha dichiarato Aladino Valoti, papà di Mattia, a La Gazzetta dello Sport – Cosa gli ho detto dopo la doppietta? Che ormai mi ha staccato di gran lunga quanto a gol segnati in A. Io ne ho fatto solamente uno. Lui, invece, è arrivato a tre, con la doppietta al Torino, e dopo che, nel 2015, ne aveva segnato uno al Parma. Al Verona sono rimasto dal 1994 al 1996, un periodo stupendo coronato dalla promozione in A, cosa che ho in comune con Mattia. Io, però, poi andai via e lui è rimasto. Adesso può aiutare l’Hellas a salvarsi. Calvano? È un ragazzo di grande sensibilità, l’ho avuto all’Albinoleffe, girato in prestito proprio dal Verona. Ci diede un contributo di valore. Anche allora giocava con Mattia, ma non in coppia, perché uno, Simone, si muoveva in mezzo, mentre mio figlio agiva sulla trequarti. Tra di loro c’è una bella intesa – continua – Il Verona ha dimostrato di essere vivo e mi auguro che Mattia abbia la fortuna, che non ho avuto io, di gioire per l’Hellas che resta in Serie A. I giochi sono riaperti”.