”Abbiamo lavorato alle prime bozze di protocollo che potevano per noi avere un senso. Si naviga comunque a vista, dipende dalla situazione epidemiologica. Il calcio non può essere decontestualizzato dal resto del Paese. Il nostro è uno sport di contatto, il problema è questo. Ci dobbiamo affidare solo al Comitato tecnico-scientifico. La Figc sta facendo un grande lavoro, dovremo farci trovare pronti qualora ci saranno le condizioni per ricominciare”.

“Stipendi? La maggioranza dei calciatori guadagna meno di 50 mila euro lordi l’anno. Quando si pensa ai calciatori, non si pensa mai a questa maggioranza che sarebbe in crisi rinunciando ad una sola mensilità”.

“Non possiamo non renderci conto di quello che sta vivendo il nostro mondo. Abbiamo la responsabilità per il futuro. Dobbiamo evitare di iscrivere un domani società che possono garantire il loro impegno durante la competizione. Abbiamo un sistema di distribuzione delle risorse che va rivisto. Negli altri Paesi si ragiona su cifre diverse e su proporzioni diverse. Spero che questa situazione porti a riequilibrare il tutto”.

“L’ipotesi dei campi neutri presupporrebbe ritiri infiniti per i calciatori. Anche loro hanno famiglie, figli. Diventerebbe complicato a livello psicologico gestire una simile situazione” ha dichiarato a Gianluca Di Marzio il vice presidente dell’AIC, Umberto Calcagno.