“Stiamo pensando a un “reddito di cittadinanza arbitrale”. Al presidente Gravina non piace il termine “perché sa di assistenzialismo”. Abbiamo dei professionisti che per arbitrare in A ed in B lasciano il lavoro – ha dichiarato il numero uno dell’Aia, Marcello Nicchi, a Radio anch’io sport –. Quando finiscono l’attività si ritrovano senza nulla, ad un’età avanzata. Non escludiamo di creare un fondo di solidarietà della durata di uno-due anni, per dare agli arbitri la possibilità in questo lasso di tempo di ricrearsi una vita, un lavoro”. Molto più che un’ipotesi, in realtà, si legge su La Gazzetta dello Sport. Il progetto è stato già condiviso con il presidente federale. “È giusto supportare in un processo di solidarietà gli arbitri che hanno scelto il professionismo e a 40 anni si ritrovano dismessi con una famiglia a carico”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche a proposito della creazione di una squadra di addetti al Var con i migliori arbitri dismessi per limite d’età. “Ci stiamo ragionando perché non è escluso che domani possa essere creato un gruppo di pochissimi esperti Var, che possano collaborare per un paio di anni aggiungendosi agli arbitri per fornire un servizio ancor più di qualità”. “È una possibilità che mi piace – concorda Gravina –, un altro modo per stare al passo con i tempi”.