Nella grigia Pyongyang, città di alveari di cemento dove Han Kwang-Song è nato, i rari turisti sono invitati a inchinarsi davanti alle gigantesche statue di Kim Il- sung e Kim Jong-il, i grandi leader comunisti: il passato. Nella vivace Suwon, circa 200 chilometri più a sud dove Lee Seung- Woo è nato, i molti turisti fanno la fila per entrare nel Samsung innovation museum: il futuro. Divisi dal 38° parallelo, simbolo della Guerra fredda, gli attaccanti di Perugia e Verona stasera saranno molto vicini. E si parleranno, come stanno cercando faticosamente di fare i loro Paesi: per la prima volta in Italia, un coreano del Nord sfida uno del Sud su un campo di calcio. Un piccolissimo contributo verso la normalizzazione. Due talenti coetanei, che noi chiamiamo Han e Lee per evitarci complicazioni con cognomi poco malleabili. Così tutto diventa più semplice, come dovrebbero essere i rapporti tra la loro gente. HAN VA VELOCE È considerato il miglior talento della Corea del Nord. Han gioca in Italia da due anni: è cresciuto nella Pyongyang international football school, che ospita 200 ragazzi. Programmi secretati ovviamente, si parla di lunghi allenamenti e lezione teoriche. Un progetto voluto dal regime che poi ogni anno manda una decina dei più promettenti alla Ism di Perugia, scuola specializzata nella ricerca e formazione di giovani calciatori – si legge su La Gazzetta dello Sport – Han arriva in Italia nel 2014 e tre anni dopo va in prova al Cagliari, dove convince in fretta i più dubbiosi: gioca da prima o seconda punta e ha una forza nelle gambe sopra la media della sua età. È veloce e rapido anche quando porta palla e sa usare bene entrambi i piedi. Viene aggregato alla Primavera e al debutto al torneo di Viareggio segna un gol in rovesciata al Parma. Così, per far capire come stanno le cose. La sua carriera si accelera di colpo. In una settimana, in aprile, il piccolo attaccante ottiene due record non banali: è il primo nordcoreano a esordire (Palermo-Cagliari 1-3) e poi a segnare in Serie A (Cagliari-Torino 2-3, gol di testa…). L’Italia del calcio, rimasta a Pak Dooik, il dentista (presunto in realtà) che ci ha eliminato al Mondiale 1966, scopre un altro nor- dcoreano, specializzato in debutti esplosivi: con il Perugia, in B, ne fa addirittura 3 all’Entella. Nel gennaio di un anno fa lo rivuole il Cagliari, gioca la prima da titolare contro il Napoli e a fine stagione torna in prestito a Perugia. Dove la ripresa stavolta è faticosa: arriva un po’ irrobustito, sembra aver perso scatto e rapidità. Forse comincia a pesargli l’associazione di idee col temutissimo leader. Si rifiuta di commentare cosa accade a Pyongyang, capisce l’italiano ma lo parla malvolentieri, vive da solo e, a parte Dragomir, non ha amici. È anche frenato da gravi problemi fisici, viene operato a un ginocchio, sta fuori tre mesi, riprende poco per volta e va a segno due volte: con l’Ascoli e la scorsa giornata con la Salernitana. LEE MESSI Quando giocava nella squadra B del Barcellona, qualcuno aveva pensato per lui un paragone ingombrante: il nuovo Messi. Esagerazione che gli ha messo addosso pressioni e grandi aspettative. Esterno offensivo, come Han rapido di gambe e dotato di buona tecnica, con margini di crescita ancora indefiniti. Classe ’98 e di 8 mesi più giovane dell’avversario, non ha mai nascosto che il sogno è, un giorno, tornare al Barcellona. Racconta: “Ho mille ricordi di quella esperienza, 8 anni non si dimenticano facilmente. Sono arrivato in Spagna a 12 anni, lì ho ancora tanti amici e ho imparato tanto”. Non è il primo sudcoreano ad arrivare in Serie A: prima di lui, l’onore e l’onere erano toccati ad Ahn Jung-hwan, attaccante del Perugia (che coincidenza) e autore del gol che ha eliminato l’Italia dal Mondiale 2002. Il Verona l’ha comprato per un milione: ottimo affare. Debutta in A il 24 settembre 2017, quasi 8 mesi più tardi segna il primo gol in A (Milan). In questo campionato è fermo a una rete (Foggia) in 15 presenze, ma è diventato un punto fermo della nazionale dopo essere stato protagonista al Mondiale Under 20. Superato il momento difficile, Grosso punta su di lui: è titolare da 4 giornate. Abita a Peschiera, vicino al centro sportivo dell’Hellas, con i genitori e il fratello. Com’è lontana Suwon.